21-08-2020 Testa dell' Ubac da Prati del Vallone
Pur sapendo di prendere ancora caldo, sebbene la vetta che andiamo a fare e' un mancato tremila, riparto, a distanza di una settimana con Domenico e Francesco, alla volta del Vallone di Pontebernardo. Con una bella giornata con aria frizzante e con l'itinerario della gita precedente, al Becco alto del Piz, arriviamo sullo sterrato e al bivio con segnaletica. Domenico, preferisce un itinerario diverso dal nostro quindi prosegue a destra seguendo le indicazioni per il Colle di Stau, di Panieri e del Ferro. Noi risaliamo, sempre con identico percorso, sino alla pietraia e al bivio verso il Rif. della Lausa, a sinistra verso il Becco Alto del Piz. Una breve sosta al Rifugio, ricavato da una ex casermetta militare, e via verso le propaggini terrose della ripida balza poi verso l'enorme conca a ridosso della testata del Vallone superiore di Pontebernardo. Usciamo da questo lunare paesaggio, lasciando a destra il bivio per il Passo di Vens, e proseguiamo diritti verso il lungo e ripido canalone che porta al Colle della Lausa. Fra pietraie e sfasciumi, di quelli che... sali due passi e ne scendi uno, arriviamo in vista del Bivacco Vigna poi, al Colle della Lausa. Il leggero “smarrimento” che mi ha colto sugli ultimi tornanti mi passa, sia per il pronto recupero delle energie... mangiando e bevendo, che per il “pieno” di panorami che gia' dal Colle si ammirano. La meta e' di fronte a noi ed e' ancora distante... ci muoviamo... scendiamo, perdendo quota, verso la conca detritica del versante francese. Alla fine di questa discesa, su sfasciumi anche terrosi, risaliamo la tormentata pietraia, seguendo alcuni radi ometti e comunque “puntando” sempre alla base della parete che, per ripidi sfasciumi porta alla panoramica vetta dell' Ubac. La mia idea era quella di scendere nel Vallone del Piz, salire al Pso. Sottano di Scolettas e scendere ai Prati del Vallone (un gran bel giro).
Presi appunti dalla mia “Bibbia” (guida del Monti d'Italia, Alpi Marittime vol. II° di E. Montagna, L. Montaldo e F. Salesi), ci “affacciamo” verso le Guglie Gallean, sul retro del “grande ometto” dove, avremmo dovuto individuare (anche con i binocoli) il passaggio. Con noi ci sono anche due escursionisti tedeschi. Non avendo individuato alcun “segno umano di passaggio”, io rinuncio a proseguire nonostante le insistenze di Francesco. La mia paura, non era quella di affrontare le facili difficolta' alpinistiche (ma non banali), ma quella di dover risalire (in caso di problemi vari) quei 60-80 metri di quota che, sommati a quelli per risalire al Colle della Lausa, avrebbe reso la gita poco piacevole. Scesi per lo stesso itinerario di salita, abbiamo concluso la gita in ore 09,00 con molte soste.
NOTE: gita molto bella e lunga valutata EE (Escursionisti Esperti), in un ambiente dai panorami spettacolari, anche se circondati da pietraie e sfasciumi. La gita è bene affrontarla, oltre che con un buon allenamento, col bel tempo. Soprattutto! NO con nebbia dal Colle della Lausa alla vetta dell'Ubac.
Foto a seguito.
Il socio Bruno M.